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Il quarto numero di “Ceramica e Arti Decorative del Novecento” invita il lettore alla scoperta di alcuni aspetti peculiari dell’arte applicata e industriale della prima metà del XX secolo, dando particolare risalto a quelle declinazioni nazionali e regionali di Art Nouveau e Art Déco che permettono di comprendere come questi fenomeni culturali strettamente connessi con la modernità, siano, soprattutto in Italia, costruiti su un’ossatura tradizionale che ne costituisce le fondamenta. La ceramica continua a riscuotere l’interesse della critica e degli studi – lo provano le recensioni a mostre e volumi di questo numero – in particolare quando essa è al centro delle sperimentazioni più avanzate, come conferma l’ancora forte attenzione nei confronti dell’opera di Leoncillo Leonardi.

Il contributo di Stefano De Martis è dedicato al ritrovamento di un pezzo unico nel suo genere, una intera sala progettata dal sardo Gaetano Ciuffo, testimonianza della vitalità del regionalismo all’interno della modernità dell’Art Déco, in stretta continuità con l’Art Nouveau italiano. Il portare all’attenzione degli studi la figura di Ciuffo permette di constatare – ancora una volta – come la Sardegna sia stata, nel primo quarto del Novecento, l’avamposto di quelle ricerche capaci di coniugare attenzione alla tradizione e bisogno di modernità, non immuni da un afflato identitario che, se è stato comune a tutta l’Italia post-giolittiana, si rivela particolarmente forte nell’isola mediterranea.

È invece il merletto moderno il protagonista del saggio di Doretta Davanzo Poli. I merletti della ditta veneziana Jesurum e, in particolare, quelli disegnati da Giulio Rosso, riscossero il plauso dei recensori alla terza Biennale delle Arti decorative di Monza anche per l’audacia della scelta di temi tipici della cultura visiva dell’entre-deux-guerre italiano (sportivi, lavoratori, la città moderna), sebbene resi con forme arcaicizzanti e vernacolari.

Il rapporto tra i linguaggi locali e rustici delle arti applicate con le esigenze formali della modernità, sono anche al centro dei contributi dedicati alla ceramica, a cui è dedicata ampio spazio nella rivista. Il legame tra tradizione artigianale e necessità di una società evoluta dal punto di vista del progresso tecnico caratterizza il metodo produttivo del più importante laboratorio di arte applicata e proto-design di inizio secolo, la Wiener Werkstätte. Il saggio di Francesca Perozzi si occupa di rintracciare, in particolare, le fila di un ambito spesso rimasto ai margini delle narrazioni sul laboratorio viennese, vale a dire la produzione ceramica. Il saggio punta contestualmente l’attenzione sulla partecipazione femminile al fermento secessionista austriaco, grazie alla creazione, da parte di alcune giovani allieve della Kunstgewerbeschule, del Wiener Kunst im Hause, chiudendo inoltre con una breve nota sull’influenza dei viennesi su certa produzione ceramica italiana.

Giorgio Levi dedica delle pagine molto interessanti al ceramista veneziano Giacomo Vivante, attivo a Murano fra il 1902 e il 1911. Il contributo ricostruisce, con dovizia di particolari familiari e professionali, la carriera di Vivante, portando alla luce numerosi inediti e cercando di portare l’attenzione su di una figura sicuramente centrale dell’arte decorativa italiana di primo Novecento. Contestualizzando criticamente il lavoro di Vivante nella Venezia liberty, emerge, ancora una volta, l’importanza del sostrato locale nella genesi di un linguaggio che, per la prima volta nell’Italia postunitaria, possa definirsi moderno.

La decorazione ceramica del poco noto monumento funebre di Luisa Spagnoli – imprenditrice tra le più innovative della sua epoca, ideatrice del celeberrimo Bacio Perugina – è protagonista dell’articolo di Giovanni Erbacci e Antonella Pesola. Eseguito dall’artista faentino Pietro Melandri nel 1937, già noto per i suoi lavori a livello internazionale e uno dei suoi esempi più compiuti, l’impianto decorativo della tomba si rivela figlio di un Novecento arcaicizzante e austero, che sembra riflettere plasticamente le intuizioni della pittura giottesca di Carrà, oltre che alcune proposte scultoree di Martini e un interesse tutto umbro per la produzione ceramica, ben esemplificato, in quel torno di anni, dalla rinomata manifattura Rometti.

La ceramica fa la parte del leone anche nelle recensioni di mostre e volumi di questo numero: si va dal racconto delle vicende delle Ceramiche di Ghirla e del Varesotto al centro del volume di Brugnoni e Gilardi Sabato, recensito da Vincenzo Sogaro, all’attività di pittore su ceramica di Luigi Anelli nel libro di Francesco Collano commentato da Carla Cerutti, alla mostra dedicata a Clara Garesio a Villa Torlonia, a Roma, rispetto alla quale Elena Dellapiana scorge il nodo centrale proprio in quella questione femminile che caratterizza la produzione artistica decorativa ancora nella prima metà del secolo. La ceramica non è tuttavia solo materia per arti applicate, e, tra i tanti, Leoncillo è il maestro indiscusso nell’uso di tale materiale nella sperimentazione d’avanguardia, sebbene non vada dimenticato che lo scultore umbro ha anche scritto e disegnato: Luca Pietro Nicoletti si occupa di recensire due volumi dedicati a questi peculiari aspetti, Il piccolo diario, a cura di Marco Tonelli e il prezioso catalogo della mostra alla Galleria Laocoonte di Roma, Le carte, a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, che risarcisce un’importante lacuna critica e storiografica nei confronti della produzione dell’artista. Quelli dell’“informale” non sono tuttavia solo anni di sperimentazioni artistiche fondate sulla fusione tra avanguardia e tradizione nel campo della cosiddetta arte pura: il volume di Davide Alaimo, come racconta Stefano Poli, concentra l’attenzione su un momento di passaggio fondamentale nella storia del design italiano, quello della “Ricostruzione” postbellica (in questo caso torinese), momento chiave del graduale passaggio dalla tradizione dell’alto artigianato e della manifattura locale, all’industrial design.

 

Matteo Piccioni

CONTENUTI

Editoriale

1. Lorenzo Fiorucci e Luca Pietro Nicoletti – Per Enrico Crispolti, La ceramica e le arti applicate

Saggi

2. Francesca Pirozzi – La ceramica nel sistema delle arti a Vienna nella stagione
del finis Austriae: la Scuola di Arti e Mestieri e il Laboratorio Viennese

3. Stefano De Martis – Sardi, con stile. Una camera di Gaetano Ciuffo ritrovata

4. Giorgio Levi – Giacomo Vivante: un ceramista liberty nella terra del vetro

5. Doretta Davanzo Poli – Il merletto e la cultura di progetto nelle opere di
Jesurum e Giulio Rosso

6. Giovanni Erbacci, Antonella Pesola – Melandri e la Cappella Spagnoli a Perugia

Recensioni

7. Vincenzo Sogaro – Enrico Brugnoni, Christian Gilardi Sabato, La Ceramica di Ghirla.
Artigianato e Preziosità delle terre dell’Abbazia di San Gemolo in Valganna

8. Carla Cerutti – Fancesco Collano, Luigi Anelli. Pittore senza catene, Artista della
ceramica vietrese dagli anni Trenta al 1960

9. Stefano A. Poli – Davide Alaimo, Mobili di architetti e progettisti torinesi 1945-1965

10. Luca Pietro Nicoletti – Leoncillo. Le carte, a cura di Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli,
testo di Enrico Mascelloni

11. Luca Pietro Nicoletti – La piaga nella terra. Leoncillo e il Piccolo diario

12. Elena Dellapiana – Ceramiche di Clara Garesio, tra autorialità, serie e herstory